Interesse naturalistico del Monte Baldo

Il Monte Baldo costituisce una catena montuosa prealpina prevalentemente carbonatica di circa 390 kmq di superficie situata a cavallo tra le province di Verona e di Trento. L’escursione altitudinale si estende dai 65 m del Lago di Garda ai 2218 m di Cima Valdritta. A ciò corrisponde una variabilità ambientale assai marcata, che spazia dalla fascia submediterranea, dominata dal leccio e dalla coltura dell’olivo, alle zone di vetta, con paesaggi propri della fascia alpina. A ridosso del lago si estende una fascia submediterranea caratterizzata nelle zone meno acclivi dalla coltivazione della vite e, soprattutto, dell’olivo. Nelle zone più aride e secche, spesso su versanti ripidi e scoscesi, si trovano, invece, estese leccete che costituiscono un’importante vegetazione relitta xeroterma.

 

La rilevante termofilia delle aree basali del Baldo è confermata dalla presenza di stupendi prati aridi che costituiscono una delle vegetazioni più interessanti. Un tempo queste cenosi venivano pascolate e/o sfalciate mentre oggi sono quasi del tutto abbandonate e in forte regresso a causa dell’avanzata degli arbusti e sembrano resistere solo sui displuvi maggiormente esposti e nelle aree rupestri. La fascia collinare dei boschi termofili, invece, è caratterizzata da orno-ostrieti, dominati dalla roverella nelle zone asciutte e soleggiate e dal carpino nero sui versanti più umidi e freschi. Le superfici a prato in questa fascia anche se non occupano grandi estensioni sono di singolare bellezza e sopravvivono grazie alle forme tradizionali di agricoltura; eccessive concimazioni purtroppo stanno determinando in alcune zone una banalizzazione del corteggio floristico.

La fascia montana è dominata dalla faggeta che copre interi versanti. In questa fascia non rari sono i prati falciati e i pascoli che cambiano aspetto in base alla quota, al substrato e alle pratiche colturali a cui sono sottoposti. La fascia boreale è caratterizzata soprattutto da arbusteti subalpini (mughete, rodoreti, alnete) e solo in parte da boschi di conifere (peccete, lariceti, abetine) la cui presenza si deve quasi esclusivamente ai rimboschimenti artificiali. Alle quote più elevate si estende la fascia alpica, caratterizzata da lembi di praterie primarie e da ambienti primitivi di alta quota (rocce e ghiaioni), che rappresentano uno degli aspetti maggiormente spettacolari del Monte Baldo.

La particolare posizione geografica ha permesso al Monte Baldo di diventare una zona di rifugio e di differenziazione di specie endemiche (sia floristiche che faunistiche). La loro presenza è dovuta a diversi fattori di cui il più importante è il fatto che il massiccio montuoso baldense sia situato sul bordo meridionale delle Alpi. Durante i vari periodi glaciali, le vette più alte del Monte Baldo non furono completamente coperte dalle lingue glaciali e dalle nevi perenni, come, invece, successe per le cime dei rilievi montuosi più settentrionali, per cui non può essere escluso che alcune specie della flora preglaciale siano sopravvissute fino ad oggi in queste ristrette aree di rifugio. È anche possibile che su queste vette emergenti dai ghiacci potessero svilupparsi per isolamento genetico nuove stirpi di piante. Infine, occorre considerare le particolari condizioni ecologiche di alcune zone di bassa quota del Monte Baldo meridionale, caratterizzate da microclimi aridissimi e da substrato litologico calcareo affiorante, fattori che non si trovano abbinati né più a sud ne più a nord di queste località. Ciò può aver causato un isolamento che ha portato nel periodo postglaciale alla formazione di nuove specie endemiche xerotermiche. Tre sono le entità floristiche che al mondo si possono osservare solo sul Monte Baldo: Callianthemum kernerianum, Brassica repanda subsp. baldensis e Gypsophila papillosa.

 

Alle peculiari caratteristiche ambientali corrisponde una ricchezza naturalistica inusuale e straordinaria a livello europeo: limitandoci agli aspetti legati alla flora basti pensare che in uno spazio geografico limitato di appena 390 kmq, pari allo 0,2 % del territorio alpino, sono state censite dal Museo Civico di Rovereto ben 1952 specie di cui 71 endemiche, pari al 43% della flora alpina. Questa peculiarità – riconosciuta almeno fin dal XVI secolo – ha conferito al Monte Baldo un solida fama che va ben oltre i confini nazionali. Innumerevoli sono stati i cultori della floristica e delle scienze naturali in generale che si sono recati sul massiccio baldense per studiarne la sua natura. Nella Flora Illustrata del Monte Baldo sono citate oltre 600 persone che si sono occupate in modo più o meno approfondito dei suoi aspetti floristici. Per quanto riguarda, invece, la fauna, le specie di maggior pregio sono, tra gli uccelli, l’aquila reale, il francolino di monte, la pernice bianca, il fagiano di monte, il gallo cedrone, la coturnice, il gufo  reale, la civetta nana, la civetta capogrosso, il succiacapre, il picchio nero e l’averla piccola, mentre tra i mammiferi si segnalano il capriolo, il cervo, il camoscio, la marmotta, il mustiolo, l’arvicola delle nevi, l’orso bruno, ricomparso sul Monte Baldo nel giugno 2007 dopo oltre un secolo di assenza, e la martora. Meritano, poi, una menzione particolare, fra gli anfibi, il tritone alpestre, la salamandra pezzata e l’ululone dal ventre giallo. Sul Monte Baldo, infine, sono state censite ben 950 specie di farfalle, che rappresentano oltre il 40% dei macrolepidotteri presenti in Italia.

(di Alessio Bertolli)


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